Gli Avogadro
Vi sono varie ipotesi sull’origine della famiglia Avogadro. Alcuni li vogliono di origine manfredinga, considerando come capostipite Godemprando, figlio del conte d’Orleans e duca dell’Italia Neustra Manfredo V. Altri ritengono invece che il primo antenato sia Aimone conte di Vercelli figlio di Manfredo IX, vissuto almeno un secolo dopo. Ma è Guala di Valdengo, discendente di Aimone e di cui è certamente provata l’appartenenza alla stirpe, ad essere considerato dai più come l’autentico capostipite della famiglia.

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Come gli Avogadro di Valdengo divennero Avogadro di Collobiano e giunsero a Montecavallo
Il titolo di Collobiano, appartenuto alla famiglia discendente dal famoso Simone Avogadro di Collobiano, giunse nel 1665 agli Avogadro di Valdengo. Simone combattè contro i ghibellini cacciandoli da Vercelli nel 1312 e diede un contributo decisivo all’espulsione degli eretici dal Biellese portando al rogo a Novara nel 1307 il loro capo Fra Dolcino.
Il ramo dei Collobiano si estinse definitivamente nel 1665 con Virginio. Egli lasciava la sua eredità agli Avogadro di Valdengo e agli Avogadro di Quaregna, richiedendo in cambio, entro quattro anni dalla sua morte, la costruzione della Chiesa di Santa Caterina a Collobiano che avrebbe dovuto riportare lo stemma della famiglia sulla facciata e sull’altare.

Qualche anno dopo Pietro Francesco morì e lasciò suo erede il fratello Ottavio Amedeo che fu il primo dei Valdengo a chiamarsi con il titolo di Collobiano.
Ottavio Amedeo, non avendo avuto figli, lasciò la sua eredità al cugino Ottavio Felice e da questi ai suoi discendenti tra cui ricordiamo Ottavio Luigi che sposò Marianna Caresana di Carisio. Egli intraprese la carriera nella pubblica amministrazione e fu nominato Intendente di Ivrea dove rimase fino al 1799, anno dell’occupazione francese del Piemonte, per poi ritirarsi a Piverone nella casa di famiglia

Al figlio Filiberto dobbiamo l’accostamento degli Avogadro di Valdengo e Collobiano a Montecavallo.
Nel 1710 Carlo Giovanni Battista Avogadro di Montecavallo fu priore dell’Ospedale degli Infermi di Biella a cui aveva ceduto tutto il suo patrimonio in odio al ramo collaterale, che da questo momento in poi si fece chiamare Avogadro di Vigliano. Era l’atto conclusivo che vedeva cessare dopo secoli la presenza della famiglia nell’antica rocca.
Fu Filiberto, abile diplomatico di Casa Savoia presso la Santa Sede, a riportare nel 1831 sulla collina il vessillo degli Avogadro acquistando dall’Ospedale degli infermi di Biella, per 92.000 lire, 127 giornate di terreni aggregati alla cascina di Montecavallo. Sulla sommità della collina egli procedette alla costruzione del Castello. Filiberto morì nel 1868 e la sua discendenza continuò a Montecavallo fino alla morte di Ferdinando Avogadro di Collobiano nel 1967. Il Castello passò per eredità agli attuali proprietari.



Il Castello di Montecavallo venne costruito da Filiberto Avogadro intorno al 1830, in stile neogotico, sui resti di una casaforte appartenente alla famiglia dal 1200.

All'inizio dell'800, in Francia, in Inghilterra ed in Germania, prese piede una rivisitazione del gotico dovuta all’interesse per il Medioevo. Il romanticismo portò ad identificare nell’architettura medievale il simbolo della storia e della tradizione dei vari paesi europei. Uno dei capolavori del neogotico fu certamente il Parlamento di Londra, costruito nello stesso periodo del Castello di Montecavallo. In Italia il neogotico non si diffuse molto a causa di una mancanza di tradizione di riferimento stilistico. Filiberto si trovò quindi di fronte ad uno stile moderno, all’avanguardia, ed essendo lui uomo di idee molto aperte decise di adottarlo per costruire la sua residenza.

Il progetto fu affidato all’architetto Dupuy che in seguito disegnò anche parte del vecchio Ospedale degli infermi di Biella. Montecavallo, seppur di recente costruzione rispetto a parecchi castelli medievali delle vicinanze, gode di una certa importanza architettonica in quanto raro esempio di neogotico nella zona Biellese.

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